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segni della presenza dello spirito santo

Dov’è misericordia, là c’è il Misericordioso. [3] C. M. Martini, Tre racconti dello Spirito, Centro Ambrosiano, Milano 1997, 11. Per questo è davvero preoccupante constatare quanti pochi giovani «riconoscono» la presenza dello Spirito nella propria vita. Ci sono due ragazze, una di sedici e un’altra di ventiquattro anni, che nel giorno della Cresima hanno sentito, e non solo a livello cognitivo ma esistenziale profondo, la discesa dello Spirito. C’è una minoranza che riconosce esplicitamente che la capacità di perdonare è un dono dello Spirito e, quindi, l’uomo senza questo dono difficilmente riuscirebbe a perdonare.Le testimonianze che seguono indicano più o meno chiaramente la presenza di questa convinzione nei giovani che le rendono. E quindi anche lì, nonostante questa diversità, si è venuto a creare un bel gruppo. Tante volte non ti senti a posto con te stesso, con la tua coscienza. Due indicazioni nascono spontanee dalla meditazione della pagina degli Atti, che riferisce l’accaduto (At 2, 1-15): la molteplicità dei linguaggi come situazione di partenza e la possibilità di comprensione e di intesa, nonostante questa difficoltà pesante, come novità prodotta dallo Spirito. Ce lo dobbiamo ricordare continuamente per vivere il desiderio di conoscere e incontrare la ragione e il fondamento del nostro vivere e sperare nella tensione tra la ricerca di chi si è già pienamente reso disponibile, intimo a noi stessi più di quello che lo possiamo essere noi per noi stessi, e il riconoscimento della sua radicale inconoscibilità e di quell’assoluto nascondimento che ci libera da ogni pretesa di penetrare a fondo l’oggetto della nostra ricerca. • in ordine alla conoscenza e esperienza di Chiesa (anche se si tratta di un dato di fatto, quasi naturale e spontaneo, che non rimanda verso altri rapporti istituzionali…); • accoglienza ed elaborazione della domanda religiosa; • favorisce l’incontro e il confronto con figure significative di adulti. * Lo Spirito Santo è colui che rende possibile la convivenza di persone diverse senza conflitti e che dà alle persone la capacità di perdonare. Io non ho paura, anche perché credo che ci sia una vita oltre la morte».«Non vivo la morte in modo traumatico, non sono angosciata da questo pensiero, perché una persona che crede sa anche che la vita non finisce qui. Lo Spirito Santo si ferma sulla Vergine Maria e la copre “con la sua ombra”, perché concepisca e dia alla luce Gesù. Egli è la ragione e il fondamento delle nostre scelte. Non lo vedo come colui che divide i buoni dai cattivi. «Siamo liberi. Io non vedo alcuna differenza tra Dio, Gesù e lo Spirito Santo: per me è uno, non faccio distinzioni. Quando chiedo personalmente perdono a Dio, non sento la stessa sicurezza come quando qualcuno mi dice «va’ in pace, il Signore ti ha perdonato».«Mi confesso quando veramente mi sento di aver peccato, quando veramente voglio chiedere perdono. Nella prima parte verifichiamo i segni espliciti e diretti della presenza dello Spirito nel complesso mondo giovanile attuale, così come appare dalle ricerche (soprattutto da quella realizzata da noi stessi sulla «esperienza religiosa dei giovani italiani») e come può essere constatato attraverso lo sguardo, appassionato e caldo, della condivisione. Sono convinta che sia un bene, comunque che sia una cosa che a me dà soddisfazione e sono contenta di farla. E questo è avvenuto, come dice la giovane ventiquattrenne, senza che vi fosse stata una catechesi particolare. Fariseo, zelante e impegnato, si fidava ciecamente della legge. «Ho cercato di accettare queste morti che mi hanno fatto riflettere molto. «Mi fa più paura la morte di una persona cara perché c’è il distacco, mi viene il nodo alla gola quando penso alla mancanza dei miei genitori anche se l’angoscia è dovuta più al distacco che al pensiero di che cosa ci sarà dopo la morte. Non è possibile generalizzare la constatazione e di sicuro la riscoperta funziona ed è intensa quando sono presenti condizioni precise, che restituiscono all’istituzione il suo respiro creativo e liberante. Quello fra padre e figlio, anche se non ce ne accorgiamo perché siamo sommersi da altre cose, secondo me è l’amore. Io invece avevo messo al centro della mia vita questa ragazza, vivevo per lei, e praticamente nel momento in cui l’ho persa mi sono ritrovato una vita senza un senso. Io ho affrontato molti problemi e ho visto come Dio è intervenuto: quando è morta quella persona cara di cui parlavo, pensavo di non risollevarmi, eppure mi sono reso conto di come sono potuto andare avanti. Vivo serenamente il rapporto con loro. Anche i cristiani… non fanno eccezione. Quindi se una cosa è dettata dallo Spirito Santo non può essere sbagliata. […] Andiamo a confondere la loro lingua: così non potranno più capirsi tra loro. La croce di Cristo ci ha liberati da ogni legge. Dio non si rassegna e progetta una presenza di condivisione totale: il Verbo si fa carne. Dovrebbe in verità esistere una sola volontà in un cattolico: quella di Gesù. Siccome io l’ho sentito, per me è stato un giorno bellissimo, credo. Purtroppo ritorna la morte nelle pieghe della storia, per il peccato dell’uomo. I PERCORSI ATTUALI DELL’ESPERIENZA DELLO SPIRITO. ". * Lo Spirito Santo è come una luce che scende nel profondo.Dovendo cercare un’immagine per descrivere lo Spirito Santo questa giovane ricorre a quella della luce che scende nella profondità della persona. In mezzo a questi estremi vi sono le testimonianze di giovani che stanno vivendo un cammino di educazione alla solidarietà con tutte le difficoltà e le contraddizioni. ", prudente, giudiziosa, retta ed equilibrata. Essi erano consapevoli del dono dello Spirito. E c’è il momento in cui tutto questo traspare, che è l’attimo profondo quando stiamo insieme intimamente». Anche se nessuno legge la preghiera a Dio, sentito come Padre, come un dono dello Spirito Santo, questo dono è comunque presente e attivo nella vita di molti giovani. «Infatti chiedere perdono a una persona che ti ha fatto un torto anche se tu credi di essere nella ragione non è semplice. «Penso che se stanotte o domani dovessi morire avrei paura del giudizio di Dio perché non sono in pace con me stessa e quindi non so proprio dove mi manderebbe!». Per cui quando morirò io, spero che ci sia qualcuno che soffrirà per me. Dobbiamo percorrere la via dei segni, pur riconoscendo che essi manifestano e nascondono nello stesso tempo.Nella prima parte verifichiamo i segni espliciti e diretti della presenza dello Spirito nel complesso mondo giovanile attuale, così come appare dalle ricerche (soprattutto da quella realizzata da noi stessi sulla «esperienza religiosa dei giovani italiani») e come può essere constatato attraverso lo sguardo, appassionato e caldo, della condivisione.Nella seconda parte studiamo invece i segni impliciti e indiretti, con uno sguardo che è guidato da alcune constatazioni di tipo teologico, su cui ci fermeremo prima di affrontare il vissuto giovanile. Da allora a me i preti non piacciono tanto. Alla cui base vi è sempre una fede in Dio, in qualcosa che è oltre la propria vita.A volte questa apertura alla speranza, come nel caso di questa testimonianza, è vissuta come faticosa.«È chiaro che nessuno vive in maniera tranquilla la morte di qualcun altro o la malattia irreversibile, anche perché confesso che questo per me è sempre stato molto difficile. La parola «Spirito Santo» compare nelle 120 storie di vita che sono state raccolte per la ricerca sull’esperienza religiosa dei giovani italiani solo 17 volte in altrettante schede.

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