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storia del volto santo

Fin dall’epoca romana, Lucca si era trovata al centro di un sistema viario disposto a raggiera che, oltre a renderla più funzionale, le aveva garantito una posizione di rilevante interesse strategico; verso la città, infatti, trovavano convergenza tutte quelle strade che, attraverso i territori e le vallate circostanti, gravitavano direttamente sulla relativamente ampia pianura lucchese (1). Il culto si diffuse ancora più nei secoli XIII-XV a causa della vasta espansione della mercatura lucchese, e copie e derivazioni del Volto Santo si trovano in Francia, in Germania, in Austria, nella Svizzera e nella Spagna. Dopo un tratto di circa sei miglia, all’altezza di Sesto (Sesto di Moriano – Lucca), essa modificava la sua traiettoria immettendosi in valli secondarie che permettevano di aggirare gli ostacoli naturali presenti lungo l’argine del fiume. Le prime tappe della via consolare sono testimoniate, ancora oggi, da evidenti toponimi di origine romana che segnavano la distanza progressiva da Lucca: Sexto (Sesto di Moriano), Octavo (Valdottavo – Borgo a Mozzano) e Decimo (Diecimo - Borgo a Mozzano). Si entra in gruppi mediamente di trenta-quaranta persone. Garfagnana editrice Un'altra versione parla invece di un carro sul quale fu deposta la scultura e i cui buoi furono lasciati liberi di prendere la direzione che preferivano. XII, attribuisce la fattura del Simulacro a Nicodemo, discepolo del Signore, aggiungendo che, rivelato al vescovo Gualfredo, pellegrino in Terrasanta, fu da esso affidato alle onde marine e da queste trasportato presso al porto di Luni; della cui spiaggia sarebbe stato subito trasferito a Lucca nel 742, l'anno secondo del regno di Carlo e di Pipino. La valle del fiume Serchio era attraversata in tutta la sua lunghezza da un antico tracciato che, secondo alcuni studiosi locali, deve essere identificato con la romana via Clodia (Via Clodia Nova o Claudia secunda). Spesso, a ridosso dei medesimi ospizi vi sono altri ripari che servono da ricovero per gli animali che sono in viaggio con i pellegrini. – 1. Attraverso il passo di Tea e la valle del torrente Aulella scendeva fino a Luni e da qui raggiungeva Parma e Piacenza (4). 1) MENCACCI P. - ZECCHINI M., Lucca Romana, Lucca 1982, cap. Qualche studioso di viabilità medievale sostiene che le vie di quell’epoca vanno considerate come semplici “tracce”, poiché non avevano murature di sostegno né un fondo stradale consolidato. di sancire «sancire, rendere sacro», in rapporto etimologico con sacer «sacro», essendo anche questo connesso con sancire]. XII fu calzato da una pianella d'argento per preservarlo dalla eccessiva pietà dei fedeli. Neppure si può tacere che scrittori recenti, anziché all'Oriente, ricorrono alla Catalogna e al Rossiglione, dove alcune delle cosiddette Majestats presentano un'impressionante somiglianza iconografica col Volto Santo. Nei tratti più a valle, ovvero da Gallicano fino alla foce del Serchio, la viabilità di terra era integrata, assai spesso, dalla navigazione fluviale, la quale permetteva uno spostamento più rapido delle merci. Ma questa è questione assai discussa, specialmente quando si noti l'abrasione delle dita e della pianta del piede destro, che già dal sec. L’autore indica almeno dieci xenodochia ubicati fra la città di Lucca e il suo circondario. La Storia. Poiché l'anno 742 corrisponde esattamente al secondo del regno di Carlomanno e di Pipino il Breve, dà motivo di ritenere che la leggenda leobiniana, compilata fra il sec. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. I primi xenodochia, come vengono definiti gli ospedali che danno asilo ai forestieri, sorgono all’interno della città o nelle sue vicinanze; di solito svolgono funzioni diversificate ma non specializzate essendo contigui, quasi sempre, a chiese o monasteri preesistenti (6). Pertusi, A, and F. Pertusi Pucci, "Il Crocifisso ligneo del Monastero di S. Croce e Nicodemo di Bocca di Magra" Rivista dell'Istituto Nazionale d'Archeologia e Storia dell'Arte (1979), pp 3–51. Ciò nonostante, il ricordo di alcune strutture caritative del passato è rimasto vivo nella toponomastica locale tanto da consentirci di poter individuare, con notevole margine di sicurezza, la loro originaria ubicazione. Ne ha parlato anche [[Dante Alighieri]] nella Divina Commedia, e più precisamente nel canto XXI dell'Inferno:"Qui non ha luogo il Volto Santo;qui si nuota altrimenti che nel Serchio. La necessità di garantire i collegamenti interni ad un vasto territorio centro-settentrionale, tra la capitale longobarda Pavia e la Tuscia determina la scelta di itinerari alternativi longitudinali transappenninici talvolta riutilizzando diramazioni romane come nel caso del passo di Monte Bardone (la Cisa) cui si congiungerà la famosissima via Francigena” (2). vólto s. m. [lat. XIII col Dami e col Francovich, il quale pensa che il simulacro attuale sia un rifacimento dell'antico, risalente al sec. : G. Schnürer e I. M. Ritz, Sankt Kümmernis und Volto Santo, Düsseldorf 1934. Le valli degli affluenti, pressoché perpendicolari a quella principale e fra loro parallele, hanno in prevalenza fondo stretto e fianchi ripidi e incidono profondamente i due versanti, suddividendoli in numerosi cantoni. Una pieve un feudo un comune, I, Borgo a Mozzano 1990, Appendice VIII. Quando gli animali puntarono senza esitazione verso Lucca, "a quella vista rimasero tristi quei di Luni, ed i lucchesi giubilarono, intonando un cantico di letizia e di benedizione al Signore".L’ingresso trionfante del Volto Santo a Lucca avvenne nel 742.I lucchesi accolsero immediatamente con grande venerazione il crocifisso del Volto Santo, il quale fu posto nella chiesa di S.Frediano. V; SARDI, op. Dispersi il mandilio di Kamulia e quello di ... Nome attribuito al ducato d’oro di Venezia alla metà circa del 16° sec., quando aumentò il prezzo del ducato nuovo di zecca, che fu fissato nel 1543 a 7 lire e 12 soldi. 148-162. Quando il vescovo di Lucca arrivò sul posto, "la nave si offerì spontanea ai pietosi fedeli ed a loro esibì il prezioso, inestimabile tesoro, destinato ad essi per beneficio celeste." Furono i Longobardi a ripristinare, dal VI secolo in poi, alcuni di questi tracciati e a costruirne di nuovi per collegare il centro urbano con gli abitati sparsi nel contado e le realtà territoriali più decentrate.

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